Le grotte della valle metelliana: la Grotta di Sant’Alferio e i ripari nascosti
La valle metelliana non si racconta solo dall’alto delle sue cime. Buona parte della sua identità è nascosta sotto terra, nella roccia calcarea dei Monti Lattari che i secoli hanno scavato in grotte, cavità e ripari. Alcuni sono luoghi di natura, altri di fede: il più celebre è la grotta dove, secondo la tradizione, sant’Alferio si ritirò a vita eremitica dando origine alla Badia.
La grotta della fondazione
La cosiddetta Grotta Arsicia è il cuore simbolico della storia cavese: qui l’eremita fondò nell’XI secolo il nucleo da cui nacque l’Abbazia della Santissima Trinità. Visitarla significa toccare l’origine stessa della città [DA VERIFICARE modalità e orari di accesso alla grotta e alla Badia].
Le cavità naturali dei Lattari
Oltre al luogo della devozione, la dorsale calcarea è punteggiata di cavità naturali, alcune note agli speleologi, altre solo agli abitanti dei casali. Non tutte sono accessibili né sicure: molte richiedono attrezzatura ed esperienza [DA VERIFICARE accessibilità e norme di sicurezza]. Per il camminatore comune, il fascino sta nell’incontrarle lungo i sentieri come testimonianze di un paesaggio che lavora nel tempo lungo della geologia.
Come viverle
Il modo giusto è il rispetto: le grotte sono ambienti fragili e, quando legate al culto, luoghi di raccoglimento. Nessun graffito, nessun rifiuto, nessuna torcia puntata dove non serve.
Per capire perché questa roccia è così ricca di cavità, leggi anche il nostro articolo sulla geologia della valle metelliana.
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