L’olio extravergine delle colline: frantoi e degustazioni
Le colline che cingono Cava de’ Tirreni non sono solo boschi e castagneti: alle quote più basse, dove il sole batte più generoso, l’ulivo disegna da secoli i terrazzamenti. L’olio extravergine di queste zone è uno dei prodotti più autentici — e meno raccontati — del paniere locale.
Un olio di confine
Il territorio cavese sta al crocevia di due mondi olivicoli: quello della Costiera, con le cultivar tipiche delle colline litoranee, e quello dell’entroterra salernitano, dove domina un paesaggio olivicolo più ampio [DA VERIFICARE cultivar prevalenti e denominazioni di zona]. Il risultato sono oli dal fruttato medio, con note erbacee e quel finale amaro-piccante che è indice di polifenoli e di qualità.
Il frantoio: dove l’autunno diventa oro
Il momento magico è la molitura, tra ottobre e dicembre: nei frantoi della zona l’aria si riempie di un profumo verde che non si dimentica [DA VERIFICARE frantoi aperti alle visite]. Alcune aziende organizzano degustazioni guidate: pane della valle, olio nuovo e la scoperta che “piccante” e “amaro”, nell’olio, sono complimenti.
Come si degusta (davvero)
- Al naso: cerca il fruttato — erba tagliata, carciofo, pomodoro verde.
- In bocca: un sorso piccolo, aria tra i denti: l’amaro arriva sul fondo, il piccante in gola. Sono i segni di un olio vivo.
- Diffida: di oli dolcissimi e piatti: spesso sono solo vecchi.
Portarlo a casa e usarlo bene
L’olio nuovo va comprato in frantoio o nelle botteghe di fiducia — le stesse dove si fa la spesa come un cavese — e consumato entro l’anno. A crudo dà il meglio: sul mallone, sulle zuppe di legumi, sul pane abbrustolito. Altre idee nella guida ai prodotti tipici da mettere in valigia.
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