Le origini di Cava: dalla valle romana ai Longobardi
Prima dei portici, prima della Badia, prima ancora del nome: cosa c’era nella valle di Cava de’ Tirreni? Le origini della città si leggono nel suo stesso nome — “Cava”, la conca scavata tra i monti, e “de’ Tirreni”, richiamo alle genti tirreniche che la tradizione vuole tra i primi abitatori della zona [DA VERIFICARE lo stato delle evidenze archeologiche].
La valle metelliana
L’altro nome della conca cavese, “valle metelliana”, rimanda secondo la tradizione erudita a Metello, personaggio di epoca romana a cui si attribuisce la frequentazione della zona [DA VERIFICARE fonti]. Di certo c’è che in epoca romana la valle era attraversata e coltivata: posizione strategica tra l’agro nocerino e il mare di Vietri, acqua abbondante, clima mite — le stesse ragioni che la renderanno preziosa nei secoli successivi.
I Longobardi e la svolta medievale
È con l’alto Medioevo che la storia accelera. La valle entra nell’orbita del principato longobardo di Salerno, e sono documenti di quell’epoca a restituirci i primi nomi di luoghi e comunità della zona [DA VERIFICARE riferimenti documentali]. Il momento fondativo arriva nel 1011, quando il nobile salernitano Alferio Pappacarbone si ritira in una grotta sotto il monte Finestra: da quell’eremo nascerà la Badia della SS. Trinità, il motore spirituale ed economico che per secoli governerà la valle e ne farà la fortuna.
Dai casali alla città
Intorno all’abbazia e lungo le vie di commercio crescono i villaggi — i casali — che daranno a Cava la sua struttura policentrica, ancora oggi leggibile nei quartieri storici. Il resto è la storia che raccontiamo nella guida completa alla storia di Cava: i traffici mercantili, il Quattrocento aragonese, il titolo di città fedelissima.
Camminare oggi nella valle significa attraversare tutti questi strati in pochi passi: un eremo dell’anno Mille, vicoli medievali, portici mercantili. Poche città rendono la propria stratigrafia così leggibile.
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